Il Diritto Canonico E’ Teologia ?

 Scrivo questo breve articolo con l’intento di chiarire (  ai sedicenti teologi ) un punto che ritengo fondamentale per una corretta comprensione del rapporto tra il diritto canonico e la teologia.

Il diritto canonico non è una disciplina avulsa dalla teologia, né semplicemente giustapposta ad essa: esso affonda le proprie radici nell’humus teologico della fede cristiana e da quella trae la sua ragione d’essere.
Le università pontificie, è vero, lo insegnano come facoltà distinta, e il suo metodo possiede una propria autonomia tecnica e giuridica. Tuttavia, questa autonomia non equivale a indipendenza sostanziale dalla teologia.
Occorre infatti distinguere due livelli normativi che convivono all’interno del Codice:
Il primo è il cosiddetto ius divinum — sia naturale che rivelato — il quale è di diretta origine divina e riguarda elementi non derogabili: la costituzione gerarchica della Chiesa, i sette sacramenti, il primato del Romano Pontefice. Queste norme non sono opera dell’uomo, ma ricezione di una realtà teologicamente data.
Il secondo è lo ius mere ecclesiasticum, ossia il diritto puramente ecclesiastico: le norme disciplinari, le procedure, i termini canonici. Questo livello è di elaborazione umana, storicamente condizionato e quindi modificabile nel tempo, pur restando ancorato ai principi teologici superiori.
Ne consegue che il diritto canonico, lungi dall’essere un sistema giuridico autosufficiente e autoreferenziale, presuppone e implica la teologia in ogni sua parte essenziale. Lo stesso Benedetto XVI — Joseph Ratzinger — ha più volte insistito sulla necessità che il diritto ecclesiale non si separi mai dalla sua radice sacramentale, pena il rischio di degenerare in mero formalismo privo di anima.
E per favore, si tirino le orecchie ai sapienti.

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