Riassunto ” Diritto Processuale Penale ” Dalia

Riassunto del manuale ” Diritto Processuale Penale ” di Andrea Antonio Dalia, Marzia Ferraioli 10 edizione

PARTE I – SISTEMA PROCESSUALE PENALE E VALORI COSTITUZIONALI

Capitolo I: NOZIONI INTRODUTTIVE

Riferimenti legislativi

Lo studio del diritto processuale penale odierno ha ad oggetto istituti disciplinati essenzialmente nel codice di rito del 1989, attuato con d.p.r. 447 del 22 settembre 1988 seguito nello stesso giorno dal procedimento a carico di minorenni (448) e dall’adeguamento delle leggi di ordinamento giudiziario (449); i tre decreti sono stati integrati da altrettanti decreti legislativi 271 272 273/1989 contenenti le norme di attuazione, coordinamento e transitorie.

Il codice si articola in:

  • parte 1 (statica):
    • libro 1: soggetti
    • libro 2: atti
    • libro 3: prove
    • libro 4: misure cautelari
  • parte 2 (dinamica):
    • libro 5: introduzione
    • libro 6: procedimenti speciali
    • libro 7: giudizio pubblico (dibattimento)
    • libro 8: processo davanti al giudice singolo
    • libro 9: impugnazioni
    • libro 10: esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali
    • libro 11: rapporti giurisdizionali con le autorità straniere

su questo impianto hanno poi inciso diverse norme quali la responsabilità delle persone giuridiche, il mandato di arresto europeo.

Rapporto tra autorità e libertà

Il codice vigente ha sostituito quello del 1930 anteriore alla Costituzione, il dato è significativo perché il codice riflette l’assetto politico circa i rapporti tra autorità e libertà, in un sistema autoritario come quello fascista non ci si preoccupava dei diritti minimi della persona nella preminenza della repressione dei reati, viceversa in un sistema democratico la riaffermazione dell’ordine giuridico violato dal reato non può che passare attraverso le garanzia costituzionali; la relazione al codice testimonia la volontà di cambiamento nel costruire diversamente i rapporti tra autorità e persona essendo insoddisfacente il sistema previgente che tutelava scarsamente il singolo.

La relazione richiama allora la legge-delega di emanazione del codice in cui si dispone il rispetto dei principi costituzionali e internazionali e i caratteri del sistema accusatorio, tuttavia non per questo si è operata una duplice scelta in quanto i principi esprimono le garanzie da riconoscere mentre i caratteri sono gli strumenti con cui attuarli, l’interdipendenza dei due fattori testimonia come la garanzie dei principi possono trovare applicazione solo in un modello accusatorio.

Il modello inquisitorio e quello accusatorio

La storia del processo penale è connotata dall’alternarsi del modello inquisitorio e accusatorio, dalla prevalenza dell’uno o dell’altro si manifesta il modo di intendere il rapporto stato-individuo nella gestione del bene della libertà dell’imputato; nei regimi autoritari il procedimento penale è sempre strumento di repressione dei reati prevalendo sui diritti individuali la ricostituzione dell’ordine, il metodo di accertamento di tipo inquisitorio nega all’imputato ogni tutela sottoponendolo a una procedura segreta avviata da un giudice impegnato anche nella funzione di accusatore, l’efficacia di tale metodo si ritiene comprovata dalla puntuale confessione a conferma del teorema d’accusa del giudice; in uno stato democratico la persona è invece munita di garanzie costituzionali è al centro del sistema in cui non può essere il giudice ad inquisire ma il titolare del potere d’accusa. Storicamente il primo modello si è affermato durante l’età imperiale di Roma e, sviluppato dal processo canonico, si strutturava nella confusione nello stesso soggetto dei ruoli di accusatore e giudice, questi poteva ricercare la prova cui l’imputato non poteva partecipare, vi era la scrittura nell’acquisizione delle prove e la trattazione segreta del giudizio e la carcerazione ante iudicium; il secondo era in vigore nell’età repubblicana: si articolava in una contesa tra le parti accusatore e accusato dinanzi a un giudice terzo in condizioni di parità nella ricerca della prova attività preclusa al giudice, vi è la presunzione di innocenza e la tutela della libertà, l’oralità e l’immediatezza come contatto diretto del giudice con la prova e la pubblicità della procedura sottoposta al controllo della collettività.

Il modello misto

L’impossibilità di ricreare le medesime condizioni sociopolitiche delle rispettive epoche storiche che formarono i due modelli ha dato vita in seguito a modelli processuali misti tendenti o all’accusatorietà o ai principi inquisitori, più che di supremazia dell’uno o dell’altro si deve parlare di un sistema misto che ora accentuava i principi inquisitori ora quelli accusatori, ogni codice rivela la sua impronta; differenze strutturali circa i ruoli dei soggetti che intervengono non si ritrovano in un codice tendenzialmente accusatorio rispetto a uno tendenzialmente inquisitorio, anche le attività e gli istituti non sono di molto divergenti, ciò che può distinguere un codice dall’altro è il fine che muove i soggetti e gli atti specie riguardo la fase preparatoria del giudizio. La diversità fra un codice e un altro si rivela sul rapporto temporale tra epoca del fatto e epoca del giudizio, se fosse possibile assicurare l’assoluta contestualità del giudizio rispetto al fatto la normativa sarebbe minima, in carenza di contestualità invece le attività che si compiono prima sono fondamentali e nel regolarle il legislatore deve scegliere tra un’attività di carattere cautelare ed una di valutazione preventiva; nel primo caso tutto ciò che precede il processo è ad esso strumentale, nel secondo si ha una vera istruzione che prima dell’ avviarsi del  processo pone le premesse dei contenuti di massima della decisione del giudice; il legislatore del 1930 aveva scelto quest’ultima prevedendo che le attività ante processo dessero vita dopo gli accertamenti di polizia giudiziaria per raccogliere gli elementi utili al giudizio ad una fase di istruzione affidata ad un organo giurisdizionale (giudice istruttore) deputato alla ricerca e assunzione dei mezzi di prova che reputava essenziali all’accertamento della verità dei fatti, nelle ipotesi di accertamento facile e breve vi era un analogo intervento del magistrato del pubblico ministero, dunque si attribuiva ad una istruzione preventiva la funzione di mediazione tra fatto e processo per il giudizio. Connotato da un’istruzione e un dibattimento il codice abrogato ha retto sull’equivoco dell’autonomia tra fasi che invece erano interdipendenti in quanto la formazione della prova già aveva avuto luogo durante l’istruzione e al giudice del dibattimento non restava che ottenere la conferma di quanto l’istruttore aveva raccolto.

La distinzione tra “procedimento per le indagini preliminari” e “processo”

Il codice si muove in una prospettiva diversa riservando alle attività che precedono il processo il valore di indagini ai fini delle determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale del magistrato del pubblico ministero, le indagini penali confluiscono nell’esercizio dell’azione se la notizia di reato sia fondata o di una richiesta di archiviazione, possono dunque avere una funzione servente rispetto il processo o renderne superfluo l’avvio, se attraverso le indagini il magistrato acquisisce conoscenze che gli consentono di esercitare l’azione penale perché emergono elementi suscettibili di divenire mezzi di prova si trasfondono in richieste di prova a carico. Le indagini rientrano nelle attribuzione istituzionali del magistrato del PM, i mezzi di prova presuppongono invece la presenza del giudice cui il magistrato chiede di poter accertare i fatti proponendo la propria ricostruzione di quanto ha elevato a contenuto dell’imputazione; il procedimento per le indagini preliminari inizia con l’acquisizione di una notizia di reato dalla polizia giudiziaria o dal magistrato del PM e si protrae per il tempo necessario, costituti non solo dagli atti che il magistrato compie per le determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale, ma anche le investigazioni che possono essere svolte dal difensore o dal sostituto o da un investigatore privato autorizzato, ciò avviene solo se indagato e persona offesa sanno dell’avvio del procedimento che potrebbe appunto proseguire senza che questi siano informati. La posizione di preminenza riconosciuta dall’ordinamento al magistrato del PM non solo verso la polizia giudiziaria, ma anche verso i soggetti interessati allo svolgimento delle indagini, lo eleva a dominus di questa fase, per cui in relazione alla singola notizia di reato è il magistrato che individua gli accertamenti da eseguire dando luogo alla fase investigativa o prende atto che indagini non occorrono o perché la notizia è suffragata da elementi idonei a consentire l’immediato esercizio dell’azione penale o perché si rivela infondata; quanto è legittimato a porre in essere non è sempre vincolato nelle forme dalla legge che ne regolamenta solo i confini affiancando ad atti tipici le generiche attività di indagine, neanche ci si limita a fissare l’oggetto delle indagini ma si aggiunge che deve trattarsi di indagini necessarie per cui la fase può avere un contenuto variabile rispetto le specifiche necessità (358). Non è dunque un procedimento a schema fisso con passaggi obbligati in quanto se vanno compiute solo le indagini che paiono necessarie la loro entità dipende dall’accertamento e dalle scelte discrezionali del magistrato del PM sia riguardo il tipo di indagine sia riguardo l’ordine in cui vanno svolte, ciò in ragione dell’attribuzione al magistrato di specifiche funzioni inquirenti, per cui il procedimento per le indagini preliminari è la fase destinata al compimento delle attività che il magistrato, coadiuvato dalla polizia giudiziaria, pone in essere acquisita la notizia di reato per verificarne la corrispondenza ad un modello legale di incriminazione e determinarsi se richiedere l’archiviazione degli atti o esercitare l’azione formulando l’imputazione, non è dunque raccolta di dati probatori da far confluire nel dibattimento ma individuazione di elementi d’accusa utili a fondare le determinazioni del magistrato in ordine al processo. Diversamente è invece per il processo che evoca il giudizio del giudice che si pronuncia sulla rilevanza penale del fatto e la responsabilità dell’imputato, solo il processo è fase deputata alla verifica della fondatezza delle ragioni di accusa e difesa innanzi a un giudice imparziale che ricostruisce il fatto sulla base delle rispettive rappresentazioni; il momento di passaggio dal procedimento per le indagini preliminari al processo è segnato dall’investitura del giudice cui il magistrato si rivolge per chiedere il processo sul merito dell’imputazione promuovendo quella azione il cui esercizio la Costituzione e la legge gli conferiscono in via esclusiva; il legislatore ha voluto che il sistema del codice si sviluppasse su tale matrice: l’attività di indagine preliminare ha natura procedimentale in quanto è il magistrato del PM (organo dell’ordine giudiziario ma privo di poteri giurisdizionali) che la pone in essere per raggiungere obiettivi che non sono della giurisdizione e consistono nella determinazione sul come introdurla o archiviarla…continua

Capitolo II: LA GARANZIA DELLA GIURISDIZIONE

Sezione 1: la giurisdizione penale

La giurisdizione

La giurisdizione è la funzione devoluta ad un organo dello Stato (giudice) che decidendo sulle questioni sottoposte alla sua cognizione assicura come soggetto estraneo alle ragioni in contesa l’attuazione del diritto nel caso concreto; si distingue dalla funzione legislativa che pone regole generali e astratte e da quella amministrativa che cura gli interessi della collettività, essa si occupa di diritti e del modo in cui vanno tutelati.

La giurisdizione penale

La giurisdizione penale è la giurisdizione esercitata nel corso di un procedimento penale per la pronuncia di provvedimenti rientranti nella sfera delle competenze funzionali del giudice o per la pronuncia sul merito dell’imputazione, da adottare nel rispetto dei principi enunciati nelle Carte fondamentali dei diritto della persona; l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura non poteva che superare il sistema previgente fascista fondato sull’autorità e richiamare l’esercizio della giurisdizione a garanzia delle libertà individuali valorizzando il giudizio non come espressione di autorità ma di giustizia.

La giurisdizione penale ordinaria e quella speciale

La giurisdizione penale è esercitata da giudici ordinari istituiti e regolati dalle leggi di ordinamento giudiziario ex 102 cost che ribadisce poi il divieto di istituire giudici straordinari o speciali, si pone allora il quesito se la carta riconosca solo la giurisdizione ordinaria, appaiono allora contraddittorie le norme costituzionali che si riferiscono alla corte costituzionale e ai tribunali militari che sono giudici diversi da quelli regolati dalle leggi di ordinamento giudiziario.

Va operata allora una distinzione che consente di superare l’enpasse e l’apparente contraddizione, il divieto costituzionale è infatti ad un tempo:

  • assoluto per i giudici straordinari cioè quelli costituiti post factum
  • relativo per i giudici speciali, cioè giudici che non possono dirsi ordinari ma neanche sono straordinari; verso questi allora il divieto non è assoluto ma relativo nel senso di vietare l’istituzione di nuovi al di fuori di quelli già indicati dalla Costituzione

la giurisdizione penale straordinaria si contrappone allora sia a quella ordinaria che a quella speciale, queste ultime operano legittimamente nel quadro giudiziario ma sono mal sintetizzate dal 102 cost in cui il richiamo alle leggi di ordinamento giudiziario può essere valido solo per i giudici ordinari mentre per gli altri vi sono altri fonti normative.

Riguardo le norme applicabili alla giurisdizione penale nel suo complesso occorre integrare le norme del codice con quelle di ordinamento giudiziario e quelle che regolano la giurisdizione specializzata per i minorenni e quelle che regolano la giurisdizione penale speciale, ciascuna di queste giurisdizioni è dal codice delimitata, con ciò non si vuole affermarne il ruolo esclusivo come essenza della giurisdizione ma ad evidenziare che è soprattutto la legge ordinaria e talvolta quella costituzionale (es 111) ad attestare la dimensione o il significato che l’ordinamento intende conferire alla giurisdizione penale.

Dunque è inutile discutere su cosa sia la giurisdizione senza avere come punto di riferimento la disciplina del procedimento penale perché è in essa che si ritrova l’idea della giurisdizione odierna, per approcciare ad essa non si può prescindere dalla fondamentale distinzione all’interno del procedimento penale tra procedimento per le indagini preliminari e processo che consente di differenziare la funzione del procedimento penale in sé dallo scopo cui deve tendere il processo e segna i confini della giurisdizione penale odierna.

L’evoluzione della giurisdizione penale ordinaria e le sue articolazioni

Il procedimento penale non si snoda secondo uno schema fisso ma secondo modalità multiformi previste per le peculiarità del caso concreto, non esiste dunque un procedimento penale unico, e infatti il processo si può evolvere nelle varie fasi in modi diversi:

  • notizia di reato  può essere acquisita dalla PG o dal PM in cui si ipotizza la commissione di un fatto penalmente rilevante, questa è iscritta nel “registro delle notizie di reato” e da qui si avviano le indagini preliminari che il PM gestisce per verificare la fondatezza della notizia
  • indagini:
    • il PM è l’ufficio che svolge le indagini è quello presso il giudice che in ragione della quantità di pena edittale o per il titolo di reato (competenza per materia) o del luogo di commissione del fatto (per territorio) o dell’eventuale legame tra più fatti (per connessione) sarà chiamato a pronunciarsi sull’esito delle indagini
    • esito delle indagini  le indagini preliminari possono concludersi con l’esercizio dell’azione penale o la richiesta di archiviazione degli atti
    • GIP  all’interno delle indagini la cui durata massima è prevista dalla legge il PM può avere necessità in situazioni previste dalla legge di sollecitare l’intervento di un giudice per adottare provvedimenti incidenti sulle libertà personali (misure cautelari, intercettazioni) o per acquisire (anche su impulso della persona offesa o dell’indagato) in via d’urgenza dati probatori (incidente probatorio)
  • esercizio dell’azione:
    • un tempo minimo vi sarà in caso di flagranza di reato in cui il PM formula l’imputazione e si adisce al giudizio direttissimo in cui il giudice decide in udienza pubblica
    • tempo breve si ha anche qualora il PM ritenga che i risultati conseguiti denunzino un’evidenza tale da formulare l’imputazione e avviare il giudizio immediato
    • altri casi di tempi brevi si hanno in caso flagranza o evidenza per reati di competenza del giudice di pace per cui si instaura il dibattimento
    • l’iter ordinario prevede invece che il PM si attivi con una richiesta di rinvio a giudizio (salvo decida l’archiviazione) dopo aver contestato il fatto al presunto autore e il GIP nella cui cancelleria la richiesta è depositata, al termine dell’udienza preliminare qualora non disponga il non luogo a procedere emette il decreto che dispone il giudizio
  • giudizio:
    • dibattimento  a questo punto si perviene al dibattimento pubblico cui si può giungere per percorsi diversi (citazione diretta del PM per i reati lievi, citazione a giudizio del PM per i reati di competenza del giudice di pace, ricorso immediato al giudice di pace a iniziativa della persona offesa se il reato è precedibile a querela)
    • mancanza di giudizio pubblico si ha in caso di giudizio abbreviato per cui non vi è la forma pubblica, o in caso di decreto penale di condanna non opposto oppure applicazione di pena su richiesta delle parti in cui vi è la condanna senza il giudizio, o in caso di oblazione in cui vi è una definizione amministrativa della questione
  • impugnazione  su iniziativa del PM e delle altre parti la sentenza può essere devoluta al controllo di altri giudici con gli ordinari mezzi di impugnazione
  • esecuzione  per la sentenza definitiva che viene eseguita si possono avere fasi di giudizio afferenti questo momento
  • I segmenti del procedimento penale:
  • grado è  il frazionato, successivo, ma eventuale evolvere dell’accertamento, connotato dai controlli cui la legge consente sia sottoposto un provvedimento del giudice (solitamente per il controllo di cassazione si adopera il termine giudizio)
  • fase è  ogni singolo momento produttivo di effetti autonomi, di ogni singolo grado del procedimento penale (1°: indagini preliminari, udienza preliminare, giudizio scindibile in pre-dibattimento dibattimento e post-dibattimento); tale termine è usato dal codice in due significati:
    • frazione del grado (es 207)
    • summa divisio della funzione giurisdizionale nella fase di cognizione e in quella dell’esecuzione (es 489)
  • stato è  ciascuno dei momenti in cui si articola lo sviluppo del procedimento penale; è usato in due significati:
    • per segnalare la carenza di preclusioni al compimento di attività il cui espletamento è consentito in qualsiasi momento (es 179)
    • per evidenziare che vicende tra loro originariamente distinte sono suscettibili di trattazione unitaria (es 17)

l’espressione stato degli atti designa invece la condizione di attualità in cui si trova il procedimento penale (es 421)…continua

 

Queste sono soltanto 10 delle 299 pagine che compongono il riassunto del manuale ” Diritto Processuale Penale ” di Dalia -Ferraioli.

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